Tra noi calò il silenzio: non doloroso, solo sincero.
Poi pronunciai le parole che avevo meditato nel mio cuore per mesi.
“Ma anch’io sono cambiato.”
Non mi interruppe.
“Quando ero incinta”, continuai con voce ferma, “ho imparato a sopravvivere da sola. Ho imparato quanto sono forte senza appoggiarmi a nessuno. Ho imparato che non ho bisogno che qualcuno mi scelga per avere valore”.
La mascella di Ethan si serrò leggermente.
“Sono grata che tu sia qui per lui”, dissi. “Merita un padre che sia presente.”
“E tu?” chiese dolcemente.
Ho preso fiato.
“Merito la pace.”
Fu in quel momento che capì.
Non con rabbia. Non con resistenza.
Con accettazione.
Lui annuì una volta. Lentamente.
“Non tornerai più”, disse, ma non come una domanda.
“No”, risposi gentilmente. “Non lo sono.”
Aveva le lacrime agli occhi: niente di drammatico, niente di disperato. Solo un silenzioso rimpianto.