Un anno.
Ho saputo che mio padre se n’era andato, in piedi sulla veranda come uno sconosciuto.
Non ricordo di essere partito. Solo di aver camminato. Finché non mi hanno bruciato le gambe. Finché la frase non ha smesso di echeggiare.
Alla fine sono arrivato all’unico posto che aveva senso.
Il cimitero.
Alti pini incombevano come guardie. Il cancello di ferro si aprì cigolando.
Non avevo fiori. Avevo solo bisogno di una prova.
Prima di arrivare in ufficio, una voce mi fermò.
“Cerchi qualcuno?”
Un uomo anziano era appoggiato a un rastrello vicino al capanno. Occhi attenti. Diffidente.
“Mio padre”, dissi. “Thomas Vance.”
Mi studiò. Poi scosse la testa.
“Non guardare.”
Mi si è stretto lo stomaco.
“Non è qui.”
Si presentò come Harold, il giardiniere. Disse che conosceva mio padre.
Poi mi porse una busta consumata.
“Mi ha detto di darti questo. Se mai dovessi venire.”
Dentro c’era una lettera. Un biglietto. E una chiave.
UNITÀ 108 – DEPOSITO A WESTRIDGE
La lettera era datata tre mesi prima del mio rilascio.
Mio padre lo sapeva.
Nel deposito, ho aperto un mondo che aveva nascosto: documenti, registrazioni, prove.
E poi un video.
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